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Vladimir Vojnovic. Avtoportret. Roman moej žisni (Autoritratto. La storia della mia vita). Mosca, EKSMO, 2010.

Incipit

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LEV DANILKIN

Non è di certo un’autobiografia originale, ma si può senza altro definire vivace e costruita su un ottimo materiale. Benché Vladimir Voinovic non sia assolutamente una figura chiave della letteratura russa sovietica della seconda metà del Novecento, le sue memorie possono innegabilmente considerarsi la chiave di comprensione dell’intera epoca comunemente chiamata “il tramonto dell’URSS”. Voinovic è un personaggio del mondo letterario nel senso più pieno dell’espressione: alcuni dei suoi testi più noti (Čonkin, l’inno degli astronauti Mappe spaziali spiegate sui pulpiti), l’impressionante elenco delle sue conoscenze (dall’editore della rivista letteraria Novyj Mir Tvardovskij all’astronauta Popovič) e il talento, non tanto di un fuoriclasse della risata quanto di raconteur, ossia di un abile narratore autoironico e disinvolto, di stampo dovlatoviano. Voinovic riesce ad alternare virtuosamente gli episodi “letterari” a quelli legati alla “realtà quotidiana”, volutamente estranei alle vicende della cerchia artistica d’appartenenza. Qui è la natura propria del materiale a definire il genere di cui fa parte: lungi dall’essere una confessione o una lezione di vita per le future generazioni né tantomeno un romanzo d’avventura, l’opera di Voinovic è in realtà una raccolta di aneddoti, memorie prive di una morale. Apriamo qualche pagina a caso: Un giorno, lo scambiarono per l’autore del Tafano, o persino del Rafano, ritenendo che Voinic fosse una libera interpretazione del cognome Voinovic (l’autore del romanzo Tafano è Ethel Lilian Voinic), un’altra volta scambiò la domanda “One of each?” di un dattilografo di lingua inglese per una richiesta di conferma se fosse proprio lui Voinovic. Il tessuto della narrazione è composto da brevi episodi di circa una pagina; questo rende lecito il paragone con le vignette di Žolkovskij: microracconti, il cui senso non sta nel ricostruire in dettaglio il passato, ristabilire una verità storica, rivelare un certo rigore strutturale interiore, che potremmo altrimenti chiamare “destino”, quanto far sfoggio del proprio talento nel creare un microcosmo perfetto,compiuto. Voinovic cerca di trarre da qualunque avvenimento, da qualunque esperienza (che si tratti dell’ambiente letterario sovietico degli anni 60-80 o della storia della dissidenza o della storia della terza emigrazione), non tanto un insegnamento o un certo sentimento mistico, quanto qualcosa di divertente, spiritoso che estrapola dal quotidiano un distillato di umorismo. Difficile stabilire se quest’opera garantirà al suo autore un posto nel panteon degli scrittori; certa è però ormai, con le sue memorie, l’esistenza in Russia di un’autobiografia “comme il faut”, arguta e spiritosa.

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Biografia dell'autore

Vladimir Voinovic (n. il 26 settembre 1932 a Stalinabad nell’attuale Tagikistan) è scrittore, poeta, drammaturgo russo. Esordisce come narratore alla fine degli anni 50 con alcuni racconti; pochi anni dopo scrive il testo della canzone degli astronauti che lo rende famoso nell'Unione sovietica. Nel 1961 pubblica nella rivista letteraria Novyj Mir il racconto lungo My zdes’ živem (Noi viviamo qui) e in seguito diventa membro dell’Unione degli scrittori dell’URSS. All’inizio degli anni 70 appaiono pubblicati in Francia e in Germania le due parti del romanzo Žizn i neobyčajnye priklučenia soldata Ivana Čonkina (Vita e incredibili avventure del soldato Ivan Čonkin), prima disponibili in samizdat; per la satira sociale espressa nel libro Voinovich finisce nel mirino degli organi del partito comunista e nel 1980 è costretto di emigrare, “senza mai lasciare però la letteratura russa” (cit.) Nel 1987 pubblica un antiutopia satirica Moskva 2042, nel 2000 esce Monumentalnaja propaganda, romanzo sul fenomeno dell’architettura staliniana.

In italiano sono tradotti i romanzi Propaganda Monumentale (trad. di M. Candida Ghidini, Garzanti, Milano, 2004) e Vita e straordinarie avventure del soldato Ivan Čonkin (prima edizione, sotto il titolo La storia straordinaria del soldato Čonkin, trad. di P. Zveteremich, Garzanti, Milano, 1971, la seconda edizione presso Mondadori, Milano, 1979, trad. di S. Rapetti) e i racconti lunghi Il colbacco (trad. di C. D'Audino, Einaudi, Torino, 1995) e Voglio essere onesto (trad. di G. Bensi, ed. Bietti, 1964).

 
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