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06.07.2010 Eduard Limonov. Sono io, Edička (prima ed. Parigi: Russica, 1979)

Eduard Limonov. Sono io, Edička (Eto ya, Edička). Prima ed.: Parigi: Russika, 1979; prima ed. in Russia: Mosca: Glagol, 1990.

New-York (United States), anni 70; Edička Limonov, poeta e scrittore emigrato dall’URSS, era considerato un “personaggio leggendario” (cum verbis suis) nel paese natio, in America invece non è altro che un profugo che vive a spese dello stato: due volte al mese passa a ritirare lo stipendio Welfare, i cui spiccioli integra barcamenandosi tra alcuni lavoretti occasionali. Continua a scrivere, ma senza grandi prospettive, dal momento che le sue opere, per la loro essenza, vengono ignorate dalle case editrici newyorkesi. Nella fitta nebbia intrisa di tentazioni, capricci e desideri perde la moglie, coinvolta e risucchiata dal vortice dell’intrigante vita americana, Edička invece deluso da essa si scaglia violentemente non solo contro il sistema capitalistico e lo stile di vita americano, ma anche contro l’élite emigrée russa. Infatti dopo una scrupolosa analisi di quest’ultima, giunge alla sconsolante conclusione che, nella realtà del nuovo mondo, l'intellighenzia russa abbia sciolto la propria genialità negli innumerevoli bicchierini del tipico cocktail degli emigrati russi a base di vodka e patetici ricordi nostalgici.

L’emigrazione russa negli Stati Uniti è sempre stata un argomento di particolare tensione, un tema di carattere delicato ma più che altro irritabile ed esplosivo, come una donna, che prima avvezza alle attenzioni appassionate di molti spasimanti, viene infine completamente abbandonata da tutti i suoi amanti. Sin dagli inizi degli anni 70, quando la porta d’uscita dall’URSS si era schiusa per chi volesse scappare all’estero (sopratutto per i cittadini di nazionalità ebraica), i rappresentanti del mondo culturale fuggirono in massa, attratti dalla libertà del mondo occidentale, da tempo inesistente nei paesi dell’Unione Sovietica. In base alla legge dei grandi numeri, i geni che erano tra gli immigrati, una volta giunti in America, si distinguevano in due categorie: quelli che riuscivano ad adattarsi alla nuova vita all'estero, accettando il nuovo sistema e quelli per cui esso restava completamente estraneo; ce n’erano anche tanti che seguivano semplicemente l’istinto gregario. Il risultato è noto: negli Stati Uniti apparvero i quartieri russi, i russi americanizzati divennero il bersaglio di aneddoti e barzellette. Ma non solo: le ondate migratorie portarono all’estero i grandi esponenti della cultura russa, da Aleksandr Solženitsyn e Iosif Brodskij a Serghej Dovlatov, Jus Aleškovskij, Pëtr Vajl’, Aleksandr Genis e molti altri che contribuirono alla costituzione negli Stati Uniti di una comunità russa fortemente inserita nella cultura mondiale. Possiamo dunque affermare che l’emigrazione russa si sia trasformata in un fenomeno sociale nel vero senso della parola.

Edička si distingue dagli altri suoi connazionali in qualsiasi ambiente; il suo sovversivismo, la passione per l’azione, la ferma rinuncia alla “socializzazione” intesa come ubbidienza cieca alle circostanze superiori (avventure di ogni tipo, dato che un emigrato come Edička è costretto a vivere nei bassifondi), la costante ricerca di avventure sessuali, ripugnanti e onnicomprensive come consolazione per un amore perduto e forse come mezzo per trovarne un altro, lo portano alla più totale emarginazione. Il motore che lo porta avanti è comunque la costante prontezza all’azzardo, alla sfida, a provare tutto senza indietreggiare mai davanti alle tentazioni e ad accettare qualsiasi tipo di rischio, anzi creare le situazioni in cui questo possa diventare effettivo.

Questo libro (come tutte le sue opere, del resto) da a Limonov l’opportunità per avviare un dibattito su una nuova figura che intende creare: quella dell’“eroe contemporaneo” ovvero di colui che è capace di tenere in mano le redini del proprio destino (ed anche quelle della sua patria) e che sa anche tirarle. L’azione vale più della riflessione, come insegnano i filosofi dell’Ottocento; Edička non è comunque uno pronto ad asciugare il sangue che gli cola dal naso, a seguito dell’ennesima rissa, con le pagine dei trattati filosofici; ma con quel sangue riesce ad avvolgere in parole scritte le proprie amare riflessioni. La partenza dall’URSS lo costringe ad iniziare da capo il proprio percorso artistico; in questo viaggio della vita si ritrova insieme a tante persone incontrate per caso, emigrate anche loro, che però non arrivano mai fino al capolinea, scendono prima, chi per sbaglio chi per stanchezza; tutti quanti “muoiono prima di diventare eroi”. Edička è l’unico ad arrivare fino al capolinea; nella sua profonda solitudine trascorre l’interminabile subway della vita tra manichini che in un certo senso si trasformano in esseri umani. In poche parole: ha una voglia indomabile di entrare nella storia, e non dalla porta di servizio; che abbia il pieno diritto di entrarci, è fuori di dubbio, anche se probabilmente molti proveranno antipatia nei suoi confronti. Ma l'antipatia costituisce il carburante per un eroe moderno.

Leggendo Sono io, Edička c’è inoltre da chiedersi se sarebbe altrettanto vigoroso e convincente senza il carisma del suo autore. Il retro della copertina fa pensare a una biografia di Limonov, breve ma incisiva: fondatore e capo del Partito Nazional Bolscevico (la cui attività è ufficialmente proibita dal governo), organizzatore e partecipante di numerose azioni di protesta, scrittore di fama ben alimentata da scandali scottanti, prigioniero, protagonista per vocazione, ex emigrato sempre in contrasto con chi era ed è tuttora al potere. Le vicende della sua vita sono indubbiamente una vena che pompa il sangue dal suo cuore direttamente verso le sue opere. Sono io, Edička di Eduard Limonov è un’opera letteraria tra l’autoritratto (sebbene Limonov abbia parecchie volte smentito i legami autobiografici, purché Edička ripeta con una certa frequenza le sue citazioni) e la pura fantasia simbolista, ma non è mai una natura morta. Limonov è uno che parla per trovare parole ma non per confessare, uno che balza all’occhio del pubblico ma è capace di fare un occhio nero a chiunque osi criticarlo. Sembra sincero ma è difficilissimo da decifrare; nonostante l’autostima esagerata, riesce sempre a guardarsi dal di fuori; il suo tono è un misto di acuti ragionamenti e di linguaggio informale consapevolmente piccante. Riesce persino a deridere continuamente l'emigrazione russa di cui fa parte; Limonov è stato forse il primo a sfatare il mito dell’emigrazione e degli eroi emigranti che avevano scelto la libertà contro i soprusi del regime sovietico (si consideri che il libro fu scritto nella seconda metà degli anni 70 e per la prima volta pubblicato in Francia). Come Edička, che fa la rivoluzione là dove gli altri si limitano a raccogliere le bottiglie vuote nella vana speranza di smaltire la sbornia, Limonov-scrittore crea un romanzo praticamente basato sul nulla: infatti è l’alternarsi continuo e spesso ripetitivo di personaggi, idee, luoghi e locali che impariamo a riconoscere dopo le prime pagine. È ovvio che Edička non appartenga alla cerchia della buona società e che la sua compagnia sia difficilmente gradita. È nondimeno evidente che la gente perbene possa continuare a dormire tranquilli tra le proprie lenzuola di seta e il peso dei sogni che pure fanno parte della routine. L’eroismo di Edička è a tal punto estremo da poter essere paragonato a chi abbia la ferma intenzione di passare per primo attraverso un filo teso sopra un burrone. In una situazione del genere (caratteristica per tempi di transizione come i nostri) molti altri eroi, che nel frattempo si allontanano dall’orlo del burrone per meditare sul senso della vita, in un covo di cespugli ben protetto, di colpo sembrano molto meno interessanti e capaci di trarre da quel cespuglio la tanto agognata corona d’alloro. La temerarietà e la prodezza tipiche dei teenager nel protagonista non devono però far pensare che il libro di Limonov sia basato sul semplice “conflitto tra padri e figli”. È difficile dire se il libro abbia o meno incoraggiato la comparsa di nuovi eroi nella società; è chiaro però che il realismo puntuale di Limovov, insieme al suo esibizionismo irrevocabile e al brillante talento letterario abbiano contribuito alla nascita di un nuovo protagonista nella letteratura russa di oggi, ovvero “il filosofo pezzente”, “il teppista che riflette sui peccati della società”, “il filosofo con il coltello in tasca” (o, nel caso di Edička, nel risvolto dello stivale), oggi largamente presente nella cultura occidentale. I gemelli spirituali di Edička si sono trasferiti ormai nelle pagine di innumerevoli romanzi russi, e non solo; l’Edička originale rimarrà invece per sempre a mangiare con gusto la zuppa sul tetto dell’hotel Winsloy e consumare questa vita coltivando amori, amicizie, soldi; tutto insomma, tranne che la pace. (PG)

Eduard Limonov (pseudonimo di Eduard Savenko, Dzeržinsk, URSS, 1943) è poeta, scrittore, personaggio politico. È autore di opere di narrativa, racconti, saggi politici, raccolte di poesie. In italiano sono pubblicati i suoi romanzi Diario di un fallito oppure un quaderno segreto (Odradek, 2004), Eddy-baby ti amo (Salani, 2005) e la raccolta Libro dell’acqua (Alet edizioni, 2004).








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