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La rassegna del mese: Sergej Nosov, Aleksej Nikitin, Roman Sentchin

Sergej Nosov. Françoise, o il viaggio nei ghiacciai [Fransuasa, ili put' k ledniku]. Astrel', Moskva 2012

Unico romanzo al mondo, almeno così sembrerebbe, dedicato all'ernia del disco intervertebrale. Il protagonista, uno scrittore di poesie per bambini, soffre, chissà se per finta o per davvero, di un certo male alla schiena. La sua fervida fantasia da artista attribuisce questo dolore a cause di natura antropomorfa: così appare alla sua coscienza Françoise, il cui romantico rapporto con essa diventa lo scheletro del romanzo. Di scheletri, organi interni danneggiati, ossa ecc. nel romanzo se ne incontrano in abbondanza; il leitmotiv di Françoise è la (ridicola) morte. A Rishikesh, in un modo o nell’altro tutto ruota intorno alla morte: un brano suonato con uno strumento musicale costruito con la tibia, affari fatti con lo spargimento delle ceneri, seppellimento di animali, profanazione delle tombe, congelamento fatale, morte apparente. Non è da escludere che Françoise sia la Morte stessa, solo che non porta la tunica col cappuccio, ma veste gli abiti della Splendida Dama; è la morte, che appare molto tempo prima del termine esatto della vita, che influenza il corso degli eventi e con la quale forse bisogna relazionarsi prima del tempo, cosa che non manca di fare il protagonista di Nosov. L'assurdità e la stravaganza di una storia come questa non solo non viene mascherata, ma viene addirittura messa in rilievo dall'autore stesso che ben comprende l'eccentricità del comportamento del suo personaggio e, per far si che lo spirito del romanzo sia sempre di un certo tenore in tutte le scene, mescola alla storia una sfilza di personaggi strambi (la provenienza del protagonista san pietroburghese e il suo itinerario, metà del romanzo è infatti dedicata al suo viaggio in India, consente a Nosov di sperimentare il tema dell'"assurdo nella vita quotidiana" ad libitum). Nosov è autore di quattro romanzi, uno più bello dell'altro: La padrona della storia (Khozjajka istorii), Datemi una scimmia (Dajte mne obezjanu), I corvi sono volati via (Grachi uleteli) e ora anche Françoise. È sempre stato difficile classificarlo: mal si ascriveva e al "fondamentalismo pietroburghese" e alla "satira sociale". Con Françoise tuttavia risulta chiaro che nella letteratura russa si sia formata spontaneamente la "scuola dello humor nero": quella stessa che è ben nota nella sua versione americana e legata ai nomi di John Barth, James Patrick Donleavy e Donald Barthelme.
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Aleksej Nikitin. Mahjong. Ad Marginem, Moskva 2011



Ecco come si sviluppano le vicende del romanzo: l'Europa e tutto lo spazio dell'ex URSS si trasformano in un territorio di ricerca del manoscritto del terzo tomo de Le anime morte di Gogol': businessman-bibliofili sono pronti a sacrificare tutto al solo scopo di impossessarsi del testo, che si ribella alla rappresentazione tradizionale del personaggio classico della letteratura russa. Il centro intorno al quale si avviluppa il vortice degli avvenimenti, da romanzo quasi-giallo, diventa un ristorantino kieviano in cui quattro amici giocano a mahjong; il difficile gioco, basato su un sistema di regole piuttosto complicate da capire, è curiosamente legato alla realtà, entra in armonia con essa e forse la genera. Il lettore si ritrova in un mondo stravagante in cui si intrecciano un Drago Rosso, un verde Firstein, una Grasso Barcellona e un Finto Gogol'; le cose si complicano in quanto non meno di un quarto del Mahjong contiene lunghe citazioni da Gogol' e non subito chiaro di quali si tratti. Kiev, Gogol', Mahjong, lo vedete voi stessi, davanti a noi si pone una fantasmagoria postmoderna con una speciale "atmosfera" locale; una difficile combinazione di "letterarietà" intellettuale, pulp fiction, cineserie e nonsense. Aleksej Nikitin è un esemplare global Ukrainian: autore di romanzetti principalmente aventi ambientazioni locali, ma facilmente mutabili; profondamente disorientanti, ma avvincenti; descritti in un eccellente russo, ma che mortifica l'Ukraina, luogo in cui ha origine il testo. Inoltre organizza persino le sue opere, diciamo, in immagine campione: il formato elettronico lo vende da sè su Amazon.com, il cartaceo viene pubblicato da una casa editrice famosa per la sua pretesa nel voler trasmettere all'epoca un canone avanguardista. Non c'è niente di sorprendente se le cose per lo scrittore kieviano non vadano male e le prospettive per il futuro siano ancora migliori.
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Roman Sentchin. L’informazione [Informacija]. Eksmo, Moskva 2011



Lo status di "Balzac contemporaneo", autore di una prolifica ricerca panoramico-artistico, della nuova Commedia umana è conteso da alcuni autori: Andrej Rubanov, Dmitryj Bykov, Julja Latynina… e Roman Setchin. La specializzazione di Setchin sono le messe funebri in diverse zone della Russia, che subiscono una Catastrofe: La Russia contadina (nel romanzo Eltyshevy), la Russia dei paesini (Minus), la Russia delle megalopoli (Il ghiaccio sotto i piedi e L'informazione). Il narratore (nonché protagonista) lavora in un'agenzia di media buying occupandosi dell'organizzazione delle informazioni dei Mass Media; rappresenta il tipico "uomo di successo" moscovita degli anni zero. In teoria, la sua vita dovrebbe illustrare la tesi secondo la quale nella società meritocratica ogni cittadino è nelle piene facoltà di fare carriera "verticale". Sentchin ci mostra nella pratica ciò che accade. Il suo protagonista si dimostra uno "psicopatico russo", tuttavia differenziandosi radicalmente dal collega americano Patrick Bateman. Egli subisce un'involuzione: inizia a comportarsi come un ribelle, influenzato da Egor Letov e suonando in un gruppo punk, poi si mummifica da vivo, si tramuta in una carogna da ufficio. I manifesti di Breton si trasformano in conversazioni accanto al ventilatore, gli interrogativi esistenziali "maledetti" in problemi su come pagare l'ipoteca della casa; "gli anni corrono, ma non si conclude nulla"; "le persone sole o sono morte o si sono attaccate a differenti catene". Ne L'informazione ci sono alcuni episodi che, anche se con un po' di forzatura, possiamo definire comici, tuttavia difficilmente ci troviamo davanti ad un romanzo satirico; Sentchin scrive una grande tragedia, un requiem col cuore, che si logora e muore pesantemente, obbrobriosamente, fetidamente; una tipica collisione, e per la vita russa e per la letteratura russa, che, evidentemente, regala ancora abbastanza materiale per uno scrittore, che si contende la posizione di Balzak.