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I nuovi libri

La rassegna del mese: Aleksandr Prochanov, Jurij Mamleev, Marija Pravda

Aleksandr Prochanov. Il russo. Ripol-klassik, Moskva 2011

Aleksandr Prochanov è uno dei maestri della letteratura russa di inizio secolo, sebbene la sua reputazione sia piuttosto ambigua (infatti il cognome "Prochanov" viene spesso usato come sinonimo di "grafomane" e la lunga bibliografia, corrispondente a una cinquantina di romanzi lunghi, lo conferma). Ogni suo nuovo romanzo è un tentativo di cogliere "la metafora della contemporaneità", afferrare l'umore dell'epoca; in teoria la concreta possibilità di realizzare questo compito giustifica la scelta dei più radicali intrecci. Il protagonista del romanzo, Serzh Moloshnikov è un art director di un popolare canale televisivo che conduce la vita di un qualunque moscovita abbiente della Russia di Putin. Ma un giorno questa inconsistente prosperità volge al termine: viene rapito dagli agenti di un ambizioso oligarca russo, il cui progetto di vita è legato allo sradicamento di tutto ciò che di "russo" è ancora presente nella Russia moderna. Passando attraverso i sotterranei brulicanti di schiavi, i rituali notturni con i filosofi-barboni, gli "arancioni" cortei antigovernativi, "le marce russe" e i contatti con i terroristi kamikaze caucasici, Serzh vive una trasformazione morale e verso il finale sembrerebbe pronto a diventare una specie di messia che metterà fine alla distruzione di tutto ciò che è "russo" e porterà un nuovo credo sia ai russi stessi che agli altri popoli dell’impero. S'intende, a un lettore inesperto gli eccentrici contenuti narrativi di Prochanov potrebbero sembrare un po' offensivi (a chi è venuto in mente di pubblicare una cosa del genere?!); tuttavia, invero, un "percorso attraverso le sofferenze" potrebbe essere il più russo genere letterario di tutti i tempi, e in questo senso Prochanov con la sua incredibile sagacia, le sue trasgressive iperboli, i suoi metaforici inni, unici per i suoi risvolti nazionali, è indubbiamente un grande scrittore russo.
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Jurij Mamleev. Dopo la fine. Eksmo, Moskva 2011



La biografia di Jurij Mamleev, che ha da poco celebrato il suo compleanno, dovrebbe intitolarsi "80 anni in questo mondo". In tutti i suoi romanzi si riscontra in modo esemplare sempre lo stesso contenuto: un uomo russo si ritrova in una sorta di mondo metafisico parallelo, solitamente ubicato nell'inferno, raramente in paradiso, in cui, sotto gli occhi di uno scioccato lettore, vive una crisi esistenziale. Il nuovissimo romanzo, Dopo la fine, non fa eccezione: un certo Valentin Uvarov dal XXI secolo giunge in un'epoca futura in un mondo completamente diverso, in cui tutti coloro che hanno perso i punti di riferimento morali dell'umanità si affollano in una piccola enclave russa, capitati lì chissà come. Il mondo di domani, dunque, altro non è che l'inferno, tuttavia proprio là, nel cuore delle tenebre, dell'assurdo, della disonestà e dell'oscurità (oscurantismo), ecco che all'improvviso si intravede un barlume di speranza; resta il fatto che questo futuro, sebbene sia inevitabile, è comunque un fenomeno temporaneo; mentre la Russia (secondo Memleev) è un fenomeno eterno, e in ultima analisi questa "Russia eterna" è in grado di purificare ogni luogo e ogni tempo, persino il più inquinato sia in senso letterale che metaforico. Un lettore razionale avrà difficoltà a finire un libro di Mamleev. Come ogni visionario, non sempre si impegna ad essere persuasivo in modo artistico; i suoi argomenti sono fonte di shock e sono derisori; tuttavia persino lo scettico più prevenuto, se giungesse al finale sentirebbe qualcosa di strano, se non fede, quantomeno la possibilità di una certa risonanza tra il mondo del "qui e ora" e il mondo ultraterreno.
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Marija Pravda. La piazza dei conti. Zebra E, Moskva 2011



Ai tempi dell'URSS l’insurrezione dei decabristi è stata uno dei fenomeni storici più richiesti, "che hanno risvegliato", secondo l'enunciato leniniano "Herzen"; i nobili hanno idealizzato con entusiasmo l'intellighenzia ribelle; in seguito per molti anni questo tema, non facendo più rima con l'attualità, è stato accantonato. La piazza dei conti è la prima meticolosa ricostruzione dell'insurrezione del 14 dicembre 1825. Il romanzo si presenta come una narrazione cronistica degli eventi svoltisi dal 25 novembre del 1825 al 25 luglio 1826 (la preparazione dell'insurrezione e poi la repressione), come se fossero stati ripresi da alcune telecamere appese a Nikolaj Pavlovitch Romanov, Vil'gel'm Kjuchel'beker, Ivan Pushin, Nikolaj Ryleev, Michail Speranskij e molti altri personaggi storici (tuttavia, qui sono anche presenti personaggi inventati, come il lacche Ryleev). I dettagli dell'antologia delle vicende decabriste si collegano perfettamente a quelle relativamente poco note (per esempio, qui si chiarisce, che il dirigente della società del sud, Pavel Pestel' fu malversatore del denaro pubblico e partecipò a macchinazioni finanziarie). Come anche molti altri autori di romanzi storici, Marija Pravda ha scelto un modo di narrare, che segue lo "stile dell’epoca"; questo genere di ricostruzioni stilistiche autentiche richiedono al suo autore una considerevole maestria, tuttavia, purtroppo, alcune fanno sempre la muffa. E comunque, se riuscirete a credere all'autore sulla parola (per essere più precisi, non all'autore, ma ai personaggi, in quanto l'intero romanzo è un collage di parole espresse in prima persona da essi stessi) e a perdonare l'abuso dei punti esclamativi allora La piazza dei conti non è uno dei peggiori mezzi per intraprendere un viaggio nella macchina del tempo in una delle più mitologizzate epoche della storia russa.