Russa versione

Il Navigatore

I nuovi libri

La rassegna del mese: Eduard Limonov, Veronica Kungurtseva, Vladimir Kozlov

Eduard Limonov. Illuminationes. Ad Marginem, Moskva 2012
 

Ogni anno (mese, settimana) che passa Eduard Limonov si ritrova sempre più vicino ad un percorso biografico ideale. Bandito, poeta, scrittore, ribelle: a quest’elenco a dir poco impressionante si aggiunge, con l’uscita del libro Illuminationes, l'appellativo di creatore di un’autentica Religione Universale o se volete quello di pseudoscienziato laureato, a voi la scelta. Munito di un intelletto acuto, previdente, cinico e folle al punto giusto, Limonov ha sempre studiato con attenzione il proprio riflesso nello specchietto retrovisore e, dopo aver confrontato le grandi linee della propria biografia con le informazioni ricavate dalle fonti maggiori, tra cui la Bibbia, il Corano, “L’origine delle specie”, è arrivato alla conclusione che la teoria della nascita del mondo richiedeva una revisione radicale. Limonov ha scoperto al settimo decennio della propria vita che l’uomo non è altro che un robot biologico, progettato e messo in funzione da Dio-Creatore apposta per colmare il deficit del nutrimento energetico. Come in ogni opera di fantascienza “pop” che si rispetti, tutti i dati scientifici, comprese le riflessioni relative alla genesi umana, ai particolari del funzionamento dei dragoni nonché alle prospettive dell’imminente rivolta contro le forze superiori, vengono proposti in forma non astratta ma intenzionalmente personalizzata, forse per rendere il contenuto più vivace, forse per qualche altro scopo: così, parlando della teoria di Lamarque, Limonov aggiunge che pure lui si era seduto, qualche volta, sotto lo stesso pino, dove il noto naturalista, a Parigi, si dedicava alle riflessioni sull’evoluzione del mondo organico; descrivendo le tristi vicende di Lucifero (il quale dotò i bio-robot della capacità di ragionare e poi divenne vittima di calunnie e di falsità), fa notare che pure lui, Limonov, che non aveva mai voluto far altro che “spiegare il mondo ai concittadini più giovani”, fu denigrato e diffamato dai malevoli.

Ad ogni modo resta chiaro che l’umanità, con o senza Limonov (a seconda di come capita), un giorno si ribellerà contro il proprio Creatore e, come minimo, otterrà l'immortalità; così andrà se la chiaroveggenza di Limonov si rivelerà altrettanto grande quanto il suo talento letterario. Su quest’ultimo punto non c’è alcun dubbio: l’unica cosa che Limonov non riesce a decifrare è il proprio futuro. In effetti nessuno, lui compreso, sa quale altro ruolo egli stesso vorrà assumere. Ha già abbondantemente superato Ernst Jünger , Yukio Mishima e Aleksandr Solzhenicyn, ma neanche questo, a quanto pare, è il suo limite.
_________________________________
Veronica Kungurtseva. Orina a casa e nel mondo dell'aldilà. Vremja, Moskva 2012
 

La scrittrice Veronica Kungurtsev - che i critici hanno frettolosamente etichettato come la "Joan Roaling russa" in quanto autrice di una trilogia incentrata sulle avventure di un ragazzino orfano, Vasja Zhitnij, in un mondo per metà immaginario e per metà reale dove gli eventi storici come l'assedio alla Casa Bianca di Mosca, la guerra in Cecenia, i bombardamenti in Serbia, sono affollati da personaggi puramente fiabeschi (geni della casa, spiriti dei boschi, streghe e cavalli volanti) - è riuscita finora a mantenere una notevole indipendenza letteraria: in raltà le sole informazioni che abbiamo di lei si riducono al fatto che sia un’autrice di testi piuttosto insoliti. Orina è, almeno in teoria, un romanzo per adulti, benché i personaggi siano piuttosto giovani: tra loro, una ragazzina di nome Orina e un ragazzo chiamato Sana; lei è di questo mondo mentre lui probabilmente proviene dall’aldilà ed è incaricato di proteggerla dagli spiriti malvagi; in fin dei conti nessuno dei personaggi ha una funzione ben precisa e tutto rimane molto instabile e vacillante. Non si capisce neanche in quale periodo sia ambientata la storia: durante l’Unione sovietica o nel periodo della perestrojka o ai giorni d’oggi; la stessa incertezza si allarga alla definizione del luogo d’azione, forse in Europa tra le saghe islandesi e le fiabe di Charles Perrault. Il romanzo si presenta come un labirinto privo di un centro, di un'imbocco e di una via d'uscita: lo spazio interiore è ricoperto da una fitta rete cucita con elementi mitologici e folklorici, la quale intralcia i passi del lettore. È da supporre che si tratti di un tentativo riuscito di ricostruire il mondo dell’aldilà. Il problema è un altro: il testo sembra inaccessibile persino in russo, solleva la domanda se esista una minima possibilità di trasporlo in altre lingue; più no che sì, ma ciò rende ancora più curioso il tentativo di rintracciare almeno le grandi linee di questo romanzo.
_________________________________
Vladimir Kozlov. Libertà. Fluid, FreeFly, Moskva, 2012



Vladimir Kozlov, autore di Gopniki (Balordi), Varsavia, Škola (Scuola) nonché di alcuni altri romanzi iperealistici, stavolta propone al lettore una storia della generazione degli anni Novanta, la cui visione idealistica della libertà entra in drammatico conflitto con gli accadimenti della vita reale. Il protagonista (l’io narrante del romanzo) fa l’assistente per uno strano uomo d’affari, il quale prima si presenta come un sensitivo e poi diventa il capo di un minuscolo partito politico; una combinazione che già di per sé non promette niente di buono. Questa storia fosca, senza né un'inizio né una fine, sembra, però, un tipico “brano anni Novanta”: il talento di Kozlov (e il tratto che lo distingue da un qualsiasi grafomane) sta nel riescire a ricordarsi e a sviluppare, inserendolo in una trama del romanzo, il materiale che gli altri scrittori, per non parlare della gente comune, di solito considerano uno scarto irrilevante e privo di interesse. L’immersione violenta in un passato traumatizzante non è, di certo, un’esperienza piacevole per il lettore, ma l’autore porta a termine il proprio compito: vediamo, infatti, come l’epoca deformi le maglie cristalline di cui sono forgiati i caratteri e il senso vero e proprio della famigerata libertà: lontana dall' essere un prodotto pubblicitario, quella si presenta come una forza cieca e agisce similmente al fatum sofocleo.